C’era una volta l’azienda. L’ufficio. Il cartellino da timbrare. Il traffico. Gli ingorghi in agguato. I treni dei pendolari. Migliaia di ore rubate alla vita e regalate allo stress. C’era una volta per migliaia di lavoratori in Italia e per milioni di lavoratori in Europa. C’era una volta, prima del telelavoro. Prima del computer, del telefonino, della Rete, delle linee veloci, della webcam, del commercio elettronico. Prima che la casa si trasformasse in ufficio ad alta accoglienza tecnologica. Nei Paesi di lingua inglese si chiama telework. Per gli americani telecommute. La sostanza comunque resta la stessa: un’opportunità nuova nel mondo del lavoro. Un modo di produrre restando lontani dall’ufficio grazie all’uso dei sistemi informatici e telematici.

Per telelavoratore si intende un occupato, lavoratore autonomo o dipendente, che lavora fuori dall’ufficio, da casa, da un centro, da un ufficio remoto per almeno un giorno alla settimana utilizzando le tecnologie Ict per effettuare il lavoro e resta in contatto con l’azienda.

Le tre tipologie del telelavoro sono

Lavoro mobile svolto grazie ad un ufficio portatile con personal computer e telefono cellulare che permette di collegarsi al web aziendale.

Lavoro svolto a casa dove il dipendente riceve indicazioni dall’azienda e invia il lavoro completato via fax, mail o extranet aziendale.

Lavoro presso centri attrezzati dove possono lavorare dipendenti di aziende diverse.

Il telelavoro rappresenta quindi una soluzione molto interessante.