Nel bergamasco è stato arrestato un 23 enne albanese che era a capo del racket della prostituzione lungo la provinciale tra Mozzo e Dalmine. Il giovane albanese, con la scusa di trovare lavoro a giovanissime ragazze dell’Est, le portava in Italia e le costringeva a prostituirsi. Le ragazze venivano private dei loro documenti e minacciate perfino di morte se si fossero ribellate. Le giovani donne, poco più che maggiorenni, venivano sfruttate, picchiate e vivevano in vecchie abitazioni mal curate.

Una situazione davvero invivibile e la cosa peggiore è che le ragazze non avevano alcun modo di poter raccontare a qualcuno quello che erano costrette a subire, perché il 23 enne le controllava con delle microspie in tutti i loro incontri. Questo sistema gli garantiva la sicurezza di non essere scoperto dalle forze dell’ordine e di tenere praticamente in pugno le ragazze che non avevano alcuna via d’uscita. Nonostante questo però, una ragazza ucraina, ex fidanzata del “capo”, è riuscita  in qualche modo a far capire ai carabinieri quello che stava succedendo durante un controllo di routine e così l’albanese è stato arrestato mentre stava rientrando nel suo appartamento.