Se n’è andata con tutta l’infinita classe che l’aveva contraddistinta in vita, al Cinema, in privato. Maria Schneider si è spenta stamane, nella sua Parigi, dopo una lunga e sofferta malattia.

Nota al grande pubblico come co-protagonista, con Marlon Brando, del discusso “Ultimo Tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci, film epocale ma censuratissimo in tutti i paesi d’europa, icona della voglia di ribellione un po’ estrema tipica degli anni ’70. Dopo il debutto aveva recitato solo in un altro film degno di nota, “Professione Reporter” Di Antonioni. Da lì in poi parti e particine, esaurimenti nervosi, tentativi di suicidio, alcol, droga, ricoveri in cliniche varie. Ma il fascino rimane inalterato, lo stesso fascino che le ha permesso di divenire il sogno proibito di due generazioni di uomini. Una sensualità tale da oscurare le pur grandi doti di attrice relegandola al ruolo di mero sex symbol, etichetta che peraltro odiava e che suo malgrado l’ha seguita fino alla tomba.
Donne di altri tempi, donne di altra eleganza, donne di altra tempra. Donne ormai molto rare.