Dura ormai da cinque giorni la crisi in Egitto, e la situazione continua a precipitare.
Nonostante l’annuncio della formazione di un nuovo governo, dato dal presidente Mubarak sabato scorso, le tensioni continuano a crescere e a stringere il paese in una morsa di caos, e ora anche di morte.

Al Cairo i civili ignorano il coprifuoco, previsto fino alle otto di domattina, e si riuniscono in massa nelle piazze. Poi alcuni gruppi tentano di assaltare il palazzo del Ministero dell’Interno ed i militari aprono immediatamente il fuoco. In tre cadono sotto i colpi dei mitragliatori unendosi agli altri 97 periti sin dall’inizio della rivolta, tanti altri vengono feriti in modo grave, più di 1030 secondo alcune stime.
Nel pomeriggio l’Unione Europea tramite Angela Merkel, David Cameron e Nikolas Sarkozy ha lanciato un accorato appello al Presidente egiziano, pregandolo di non utilizzare il pugno duro contro i civili. Invano. Domani è prevista un’altra giornata di scontri, si temono saccheggi e la caduta del paese nell’anarchia più totale. Nemmeno la valle dei Re e la piana di Giza sono state risparmiate; le due zone, simbolo dell’Egitto nel mondo, sono attualmente presidiate da mezzi corazzati pronti al fuoco. E la situazione non sembra poter migliorare a stretto giro di posta.