Non è ancora arrivata nessuna richiesta di riscatto da parte di chi ieri ha compiuto l’orrendo gesto di trafugare la bara contenente i resti di Mike Bongiorno.

Bocche cucite sia in famiglia (com’è comprensibile) sia in Procura, dove è stato mobilitato nelle ricerche anche il magistrato che si occupò dieci anni fa del caso Cuccia, Fabrizio Argentieri. Gli inquirenti non tralasciano alcuna pista, ma appare certo il furto a scopo di estorsione.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il feretro sarebbe stato rimosso dopo aver sfondato la lapide del tumulo, per poi essere caricato su un’autovettura (presumibilmente un furgone) parcheggiata poco distante.
Un lavoro che avrebbe richiesto almeno quattro o cinque persone ben piazzate per essere eseguito in tempistiche e modalità non sospette, e questo porta ad una serie di altre domande: possibile che nessuno abbia notato un furgone acceso nella zona del cimitero, alle prime luci dell’alba?