C’era da immaginarselo che prima o poi una smentita sulla morte del terrorista islamico più ricercato del mondo sarebbe arrivata.

Osama Bin Laden, che aveva oramai raggiunto una veneranda età, sarebbe morto di malattia e vecchiaia qualche giorno prima del blitz organizzato dagli Stati Uniti.

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Sono oramai molte le versioni differenti delle modalità con cui si è svolto il blitz. C’è chi ha detto che è stato prima catturato e poi ucciso a sangue freddo, chi invece ha detto che è morto durante il blitz per catturarlo, chi ha raccontato che Bin Laden si sarebbe suicidato per non cadere nelle mani degli americani, chi ha raccontato di figlie e mogli ferite. Poi è arrivato il racconto del funerale in acqua e la decisione della Casa Bianca di non mostrare le foto del corpo di Bin Laden e l’ammissione che la foto di Osama bin Laden morto che da giorni sta circolando su ogni giornale è un fotomontaggio mal fatto.

Un’altra versione è stata raccontata all’Ansa dal giornalista  Jamal Ismail, considerato uno dei maggiori conoscitori della organizzazione di Al Qaeda. Il giornalista  palestinese che vive da molti anni in Pakistan, ad Islamabad,  ha intervistato Bin Laden 4 volte e gli potuto parlare altre volte.

Secondo Ismail, Osama bin Laden sarebbe si morto, ma di malattia e qualche giorno prima del blitz americano e non nella cittadina di Abbottabad, dove  avvenuto il blitz. Agli uomini della CIA, parrebbe, non sarebbe rimasto molto da fare se non recuperare il corpo oramai affidato alle acque del fiume.

La fonte del giornalista sarebbe il medico personale di Bin Laden.

Certamente la morte per vecchiaia e malattia con il conseguente funerale nel fiume spiegherebbe coerentemente molti delle frammentarie notizie di questa storia, ma sarebbe anche un grosso smacco per gli Stati Uniti,  il cui ricercatissimo nemico numero 1 sarebbe morto serenamente nel suo letto, circondato da figli, mogli, parenti e amici.

A chi credere dunque?

(fonte: il secolo XIX; foto wikimedia commons)