“Siete matti?” Questa è stata la risposta data dal premier Berlusconi ai giornalisti che gli chiedevano se la sua visita al Quirinale, dal capo dello Stato  Giorgio Napolitano, fosse dovuta alle sue dimissioni da Primo Ministro.

Berlusconi è al centro di numerosi attacchi a causa delle indiscrezioni sulla documentazione allegata alla richiesta, da parte dei giudici di Milano, di procedere alla perquisizione dell’ufficio del suo ragioniere di fiducia, Spinelli.

L’ufficio di Spinelli è stato considerato come pertinenza della Presidente del Consiglio e vi è quindi bisogno, per poter continuare le indagini preliminari,  dell’ Autorizzazione a Procedere da parte della Camera dei Deputati, cui Berlusconi appartiene.

Alla richiesta di autorizzazione a procedere sono state allegate circa 400 pagine di trascrizioni di intercettazioni telefoniche.

I documenti e i testi delle intercettazioni sono segreti, possono essere letti solo dai componenti della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere, non possono essere fotocopiati o portati fuori dall’aula, ma alcuni stralci sono comunque arrivati nelle redazioni dei giornali che oggi li hanno pubblicati sui maggiori quotidiani.

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Alla fine della riunione del gruppo parlamentare del PDL, Silvio Berlusconi avrebbe dichiarato che il caso che lo riguarda non è di competenza della procura di Milano ma del Tribunale dei Ministri.

La procedura per i reati commessi dai Ministri e dal Presidente del Consiglio durante lo svolgimento delle loro funzioni prevede che il Procuratore della Repubblica trasmetta la notizia di reato ad uno speciale collegio della Corte d’Appello competente per territorio, chiamato Tribunale dei Ministri, composto da 6 magistrati estratti a sorte di cui 3 effettivi e 3 supplenti.

Entro 90 giorni e compiute le indagini preliminari, il Tribunale dei Ministri dispone o per l’archiviazione o per la trasmissione al Procuratore della  Repubblica.

Il Procuratore riceve la documentazione e immediatamente la invia al Presidente della Camera competente, in questo caso all’On.  Gianfranco Fini.

Il presidente della Camera invia la documentazione alla Giunta delle Autorizzazioni a Procedere, che riferisce all’Assemblea parlamentare, in cui si deciderà, con una votazione a maggioranza assoluta,  se negare  o concedere l’autorizzazione a procedere. Nel caso in cui la si conceda, il processo avviene davanti al Tribunale dei Ministri.

Secondo molte interpretazioni legislative e costituzionali, la procedura che sottrae i Ministri e il Presidente del Consiglio alla giustizia ordinaria va applicata sia nel caso di reati commessi durante le funzioni di ministro, sia per quei reati comuni che il ministro non avrebbe potuto compiere se fosse stato un privato cittadino.

Negli altri casi di reati comuni attribuibili a Ministri dello Stato, la competenza è della giustizia ordinaria, che non passa attraverso il Tribunale dei Ministri per chiedere l’autorizzazione a procedere alla Camera parlamentare competente.